1) Il canone attribuito ad esclusivo beneficio della RAI costituisce un'illegalità derivante da una determinazione ex Regio Decreto e successive integrazioni a favore di un unico soggetto (la Rai) in regime di monopolio per il solo fatto di possedere a tale scopo una "Concessione" di pubblico servizio; il pubblico servizio è oggi garantito ai sensi della L. 223/90 ex Mammì e successive integrazioni da tutti i soggetti ai quali è stato decretato il possesso dei requisiti in ambito radio televisivo e che pertanto detengono identica "Concessione" con medesimi diritti e doveri.
2) Definire la RAI un pubblico servizo è quanto di più irriverente si possa affermare verso i cittadini dai quali si "esige il canone" considerando che essa fruisce anche di ingenti capitali derivanti dalla pubblicità e che le reti sono il veicolo politico del governo di turno.
E' tempo che il canone se mantenuto, venga distribuito in proporzione tra tutti i soggetti che svolgono pubblico servizio in virtù del possesso dei requisiti così come avviene in tutti i paesi della UE. Detto provvedimento deve essere applicato anche retroattivamente per consentire a tutti i soggetti di recuperare quanto indebitamente incassato dalla RAI.
Anziani con pensioni minime, persone disagiate con redditi bassi e senza lavoro dovrebbero essere esonerate dal pagamento.



Sezione normativa


